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<title>FMblue Radio</title>
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<itunes:summary>News e approfondimenti di scienza e società. A cura di Elisabetta Tola e Marco Malaspina. In onda ogni settimana su Città del Capo - Radio Metropolitana</itunes:summary>
<description>News e approfondimenti di scienza e società. A cura di Elisabetta Tola e Marco Malaspina. In onda ogni settimana su Città del Capo - Radio Metropolitana</description>
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<pubDate>Fri,  3 Sep 2010 09:12:58 +0200</pubDate>
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    <pubDate>Tue, 27 Jul 2010 12:00:00 +0200</pubDate>
    <title>ecomafia: quando la criminalità si tinge di verde</title>
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    <itunes:subtitle>Siamo in piena crisi economica ma le finanze legate alla criminalit&#224; ambientale crescono anno dopo anno: nel 2009 si parla di un fatturato stimato di 20 miliardi di euro. Un caso? non proprio, secondo Sebastiano Venneri, vicepresidente di </itunes:subtitle>
    <itunes:summary>Siamo in piena crisi economica ma le finanze legate alla criminalit&#224; ambientale crescono anno dopo anno: nel 2009 si parla di un fatturato stimato di 20 miliardi di euro. Un caso? non proprio, secondo Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente e tra i curatori del rapporto Ecomafia 2010, pubblicato da Edizioni Ambiente. Un&#8217;analisi approfondita lungo tutto lo stivale su uno delle nuovi fonti di profitto della criminalit&#224; organizzata, che parte dalle navi dei veleni e approda al calcestruzzo depotenziato, passando per una rete intricata che coinvolge anche amministrazioni pubbliche e apparati dello stato conniventi. Ne ha parlato con noi anche Federico Lacche, voce di Libera Radio e di Radio Citt&#224; del Capo di Bologna.</itunes:summary>

    <description>&lt;p&gt;Siamo in piena crisi economica ma le finanze legate alla criminalit&amp;#224; ambientale crescono anno dopo anno: nel 2009 si parla di un fatturato stimato di 20 miliardi di euro. Un caso? non proprio, secondo &lt;b&gt;Sebastiano Venneri&lt;/b&gt;, vicepresidente di Legambiente e tra i curatori del rapporto &lt;b&gt;Ecomafia 2010&lt;/b&gt;, pubblicato da Edizioni Ambiente. Un&amp;#8217;analisi approfondita lungo tutto lo stivale su uno delle nuovi fonti di profitto della criminalit&amp;#224; organizzata, che parte dalle navi dei veleni e approda al calcestruzzo depotenziato, passando per una rete intricata che coinvolge anche amministrazioni pubbliche e apparati dello stato conniventi. Ne ha parlato con noi anche &lt;b&gt;Federico Lacche&lt;/b&gt;, voce di Libera Radio e di Radio Citt&amp;#224; del Capo di Bologna.&lt;/p&gt;</description>

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    <pubDate>Tue, 20 Jul 2010 12:00:00 +0200</pubDate>
    <title>Rien ne va plus, les jeux sont faits</title>
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    <itunes:subtitle>In un Paese in cui la febbre da 6 al Superenalotto &#232; sempre altissima, una mostra (Fate il nostro gioco) realizzata da un gruppo di fisici e matematici cerca di sfruttare la passione per la scommessa per spiegare la matematica che sta dietro ai </itunes:subtitle>
    <itunes:summary>In un Paese in cui la febbre da 6 al Superenalotto &#232; sempre altissima, una mostra (Fate il nostro gioco) realizzata da un gruppo di fisici e matematici cerca di sfruttare la passione per la scommessa per spiegare la matematica che sta dietro ai giochi pi&#249; popolari, dalla roulette a Win for Life. Ne abbiamo parlato con uno degli ideatori, Paolo Canova. Quando il gioco si fa pesante, i duri cominciano a giocare. Oppure, pi&#249; semplicemente, a volte possono scattare dei meccanismi che portano a una vera e propria dipendenza da gioco, quella che caratterizza i cosiddetti &#8220;gamblers patologici&#8221;, come ci ha spiegato Gianni Brighetti, direttore della Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute dell&#8217;Unviersit&#224; di Bologna.</itunes:summary>

    <description>&lt;p&gt;In un Paese in cui la febbre da 6 al Superenalotto &amp;#232; sempre altissima, una mostra (&lt;b&gt;Fate il nostro gioco&lt;/b&gt;) realizzata da un gruppo di fisici e matematici cerca di sfruttare la passione per la scommessa per spiegare la matematica che sta dietro ai giochi pi&amp;#249; popolari, dalla roulette a Win for Life. Ne abbiamo parlato con uno degli ideatori, &lt;b&gt;Paolo Canova&lt;/b&gt;. Quando il gioco si fa pesante, i duri cominciano a giocare. Oppure, pi&amp;#249; semplicemente, a volte possono scattare dei meccanismi che portano a una vera e propria dipendenza da gioco, quella che caratterizza i cosiddetti &amp;#8220;gamblers patologici&amp;#8221;, come ci ha spiegato &lt;b&gt;Gianni Brighetti&lt;/b&gt;, direttore della Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute dell&amp;#8217;Unviersit&amp;#224; di Bologna.&lt;/p&gt;</description>

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    <pubDate>Tue, 13 Jul 2010 12:00:00 +0200</pubDate>
    <title>Un vecchio sporco imbroglio? E&#039; uno sbaglio, è petrolio!</title>
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    <itunes:subtitle>Un&#8217; inchiesta pubblicata da Repubblica ha messo in luce il recente boom di richieste per procedere allo sfruttamento di giacimenti al largo delle coste italiane. Ci siamo interrogati sulle ragioni di un simile investimento. Ma il petrolio non </itunes:subtitle>
    <itunes:summary>Un&#8217; inchiesta pubblicata da Repubblica ha messo in luce il recente boom di richieste per procedere allo sfruttamento di giacimenti al largo delle coste italiane. Ci siamo interrogati sulle ragioni di un simile investimento. Ma il petrolio non &#232; una risorsa destinata comunque a finire in pochi anni? A questo proposito abbiamo ascoltato il provocatorio intervento ad ESOF 2010 di Vladimir Kutcherov, del Royal Institute of Technology in Svezia. Le sue innovative teorie sull&#8217;origine del petrolio ribalterebbero le previsioni fatte finora, cambiando in modo decisivo le prospettive sul futuro energetico del nostro pianeta. E anche il significato degli enormi investimenti fatti su fonti di energia alternativa. Sempre ad ESOF 2010 abbiamo chiesto a Daniel Lincot dell&#8217;Ecole Nationale Sup&#233;rieure de Chimie di Parigi a che punto siamo con lo sviluppo del fotovoltaico. E&#8217; ancora sul banco di prova o possiamo ritenerla una tecnologia gi&#224; matura e pronta per una vasta applicazione?</itunes:summary>

    <description>&lt;p&gt;Un&amp;#8217; inchiesta pubblicata da Repubblica ha messo in luce il recente boom di richieste per procedere allo sfruttamento di giacimenti al largo delle coste italiane. Ci siamo interrogati sulle ragioni di un simile investimento. Ma il petrolio non &amp;#232; una risorsa destinata comunque a finire in pochi anni? A questo proposito abbiamo ascoltato il provocatorio intervento ad ESOF 2010 di &lt;b&gt;Vladimir Kutcherov&lt;/b&gt;, del Royal Institute of Technology in Svezia. Le sue innovative teorie sull&amp;#8217;origine del petrolio ribalterebbero le previsioni fatte finora, cambiando in modo decisivo le prospettive sul futuro energetico del nostro pianeta. E anche il significato degli enormi investimenti fatti su fonti di energia alternativa. Sempre ad ESOF 2010 abbiamo chiesto a &lt;b&gt;Daniel Lincot&lt;/b&gt; dell&amp;#8217;Ecole Nationale Sup&amp;#233;rieure de Chimie di Parigi a che punto siamo con lo sviluppo del fotovoltaico. E&amp;#8217; ancora sul banco di prova o possiamo ritenerla una tecnologia gi&amp;#224; matura e pronta per una vasta applicazione?&lt;/p&gt;</description>

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    <pubDate>Tue,  6 Jul 2010 12:00:00 +0200</pubDate>
    <title>Torino, città (di scienza) aperta</title>
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    <itunes:subtitle>Che cosa combinano gli scienziati europei dentro i loro laboratori? Ogni due anni, in una sede sempre diversa, raccontano quello che fanno a cittadini, giornalisti e decisori politici grazie all&#8217;appuntamento EuroScience Open Forum (ESOF). </itunes:subtitle>
    <itunes:summary>Che cosa combinano gli scienziati europei dentro i loro laboratori? Ogni due anni, in una sede sempre diversa, raccontano quello che fanno a cittadini, giornalisti e decisori politici grazie all&#8217;appuntamento EuroScience Open Forum (ESOF). Quest&#8217;anno la citt&#224; ospite e&#8217; Torino e la crew di pigreco party non ha perso l&#8217;occasione di dare un&#8217;occhiata. Dove ha parlato con Luigi Civalleri, coordinatore del programma scientifico di esof2010 e Paul Ruebig, europarlamentare austriaco a capo dello STOA (Science and Technology Options Assessment). Mentre in diretta telefonica con Elisabetta Tola a Torino ne abbiamo parlato con Massimiano Bucchi, sociologo della scienza e membro del Program Committee di ESOF2010.</itunes:summary>

    <description>&lt;p&gt;Che cosa combinano gli scienziati europei dentro i loro laboratori? Ogni due anni, in una sede sempre diversa, raccontano quello che fanno a cittadini, giornalisti e decisori politici grazie all&amp;#8217;appuntamento EuroScience Open Forum (ESOF). Quest&amp;#8217;anno la citt&amp;#224; ospite e&amp;#8217; Torino e la crew di pigreco party non ha perso l&amp;#8217;occasione di dare un&amp;#8217;occhiata. Dove ha parlato con &lt;b&gt;Luigi Civalleri&lt;/b&gt;, coordinatore del programma scientifico di esof2010 e &lt;b&gt;Paul Ruebig&lt;/b&gt;, europarlamentare austriaco a capo dello STOA (Science and Technology Options Assessment). Mentre in diretta telefonica con Elisabetta Tola a Torino ne abbiamo parlato con &lt;b&gt;Massimiano Bucchi&lt;/b&gt;, sociologo della scienza e membro del Program Committee di ESOF2010.&lt;/p&gt;</description>

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    <pubDate>Tue, 29 Jun 2010 12:00:00 +0200</pubDate>
    <title>Ce l&#039;hai la maglietta della salute?</title>
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    <itunes:subtitle>La Maglietta MagIC promette di monitorare i parametri vitali semplicemente indossandola. Tecnologia avanzata che dar&#224; grandi vantaggi clinici nel prossimo futuro. Ma di E-Health e E-Care &#232; da un po&#8217; che si sente parlare, senza che si sia </itunes:subtitle>
    <itunes:summary>La Maglietta MagIC promette di monitorare i parametri vitali semplicemente indossandola. Tecnologia avanzata che dar&#224; grandi vantaggi clinici nel prossimo futuro. Ma di E-Health e E-Care &#232; da un po&#8217; che si sente parlare, senza che si sia ben capito a cosa ci si riferisce. Come racconta Danilo Montesi dell&#8217;Universit&#224; di Bologna, a volte se ne parla come di un supporto per l&#8217;amministrazione della salute, altre volte come di un aiuto tecnologico per la pratica medica. Ma tutta questa tecnologia non rischia di mettere in secondo piano il rapporto &#8220;faccia a faccia&#8221; tra medico e paziente? Lo abbiamo chiesto a Sandro Spinsanti, direttore dell&#8217;Istituto Giano di Roma.</itunes:summary>

    <description>&lt;p&gt;La Maglietta MagIC promette di monitorare i parametri vitali semplicemente indossandola. Tecnologia avanzata che dar&amp;#224; grandi vantaggi clinici nel prossimo futuro. Ma di E-Health e E-Care &amp;#232; da un po&amp;#8217; che si sente parlare, senza che si sia ben capito a cosa ci si riferisce. Come racconta &lt;b&gt;Danilo Montesi&lt;/b&gt; dell&amp;#8217;Universit&amp;#224; di Bologna, a volte se ne parla come di un supporto per l&amp;#8217;amministrazione della salute, altre volte come di un aiuto tecnologico per la pratica medica. Ma tutta questa tecnologia non rischia di mettere in secondo piano il rapporto &amp;#8220;faccia a faccia&amp;#8221; tra medico e paziente? Lo abbiamo chiesto a &lt;b&gt;Sandro Spinsanti&lt;/b&gt;, direttore dell&amp;#8217;Istituto Giano di Roma.&lt;/p&gt;</description>

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    <pubDate>Tue, 22 Jun 2010 12:00:00 +0200</pubDate>
    <title>Malati sarete voi!</title>
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    <dc:creator>marco boscolo</dc:creator>
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    <itunes:subtitle>Una clinica di Barcellona &#232; finita sotto osservazione da parte del governo catalano perch&#233; si propone di curare l&#8217;omosessualit&#224;, passando sopra a decenni di evidenze scientifiche. La notizia in Italia &#232; passata inosservata, ma </itunes:subtitle>
    <itunes:summary>Una clinica di Barcellona &#232; finita sotto osservazione da parte del governo catalano perch&#233; si propone di curare l&#8217;omosessualit&#224;, passando sopra a decenni di evidenze scientifiche. La notizia in Italia &#232; passata inosservata, ma ha suscitato diverse reazioni nel popolo spagnolo. Ne parliamo con Luca Tancredi Barone, giornalista italiano che da qualche tempo vive nella citt&#224; catalana. Ma se la comunit&#224; scientifica &#232; concorde che l&#8217;omosessualit&#224; non &#232; una malattia, ma solo uno dei possibili comportamenti sessuali, perch&#233; c&#8217;&#232; ancora qualche psichiatra o psicologo che vuole curarla? Lo abbiamo chiesto a Vittorio Lingiardi, docente di psicopatologia generale all&#8217;Universit&#224; La Sapienza di Roma e autore di &#8220;Citizen Gay. Il cittadino dimezzato. Persone omosessuali, famiglia e salute mentale&#8221; (Il Saggiatore, 2007).</itunes:summary>

    <description>&lt;p&gt;Una clinica di Barcellona &amp;#232; finita sotto osservazione da parte del governo catalano perch&amp;#233; si propone di curare l&amp;#8217;omosessualit&amp;#224;, passando sopra a decenni di evidenze scientifiche. La notizia in Italia &amp;#232; passata inosservata, ma ha suscitato diverse reazioni nel popolo spagnolo. Ne parliamo con &lt;b&gt;Luca Tancredi Barone&lt;/b&gt;, giornalista italiano che da qualche tempo vive nella citt&amp;#224; catalana. Ma se la comunit&amp;#224; scientifica &amp;#232; concorde che l&amp;#8217;omosessualit&amp;#224; non &amp;#232; una malattia, ma solo uno dei possibili comportamenti sessuali, perch&amp;#233; c&amp;#8217;&amp;#232; ancora qualche psichiatra o psicologo che vuole curarla? Lo abbiamo chiesto a &lt;b&gt;Vittorio Lingiardi&lt;/b&gt;, docente di psicopatologia generale all&amp;#8217;Universit&amp;#224; La Sapienza di Roma e autore di &amp;#8220;Citizen Gay. Il cittadino dimezzato. Persone omosessuali, famiglia e salute mentale&amp;#8221; (Il Saggiatore, 2007).&lt;/p&gt;</description>

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    <pubDate>Tue, 15 Jun 2010 15:57:00 +0200</pubDate>
    <title>industria e chimica, una relazione a  rischio</title>
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    <itunes:subtitle>la notte del 3 dicembre 1984 a Bhopal (india) il rilascio di tonnellate di isocianato di metile da una fabbrica di pesticidi uccideva e intossicava migliaia di persone. pochi aiuti, soccorsi scarsi, ricompense inesistenti per le vittime. e la settimana </itunes:subtitle>
    <itunes:summary>la notte del 3 dicembre 1984 a Bhopal (india) il rilascio di tonnellate di isocianato di metile da una fabbrica di pesticidi uccideva e intossicava migliaia di persone. pochi aiuti, soccorsi scarsi, ricompense inesistenti per le vittime. e la settimana scorsa una sentenza beffa della corte indiana che condanna gli 8 ex capi della Union Carbide al pagamento di un&#8217;ammenda e il carcere per soli due anni. non abbiamo proprio imparato nulla da bhopal? e disastri di questo tipo possono ancora accadere? ne abbiamo parlato con bruna de marchi, sociologa e gi&#224; coordinatrice del programma emergenze di massa dell&#8217;istituto di sociologia internazionale di gorizia. e a proposito di rischi industriali chimici, abbiamo buttato un occhio anche in italia. un recente documento ha valutato l&#8217;impatto del cancerogeno benzopirene aerodisperso sui quartieri di taranto sottovento al complesso siderurgico dell&#8217;ilva. ci ha raccontato i dati salienti, il coordinatore del rapporto e responsabile dell&#8217;unit&#224; operativa ARIA dell&#8217;arpa puglia, roberto giua.</itunes:summary>

    <description>&lt;p&gt;la notte del 3 dicembre 1984 a Bhopal (india) il rilascio di tonnellate di isocianato di metile da una fabbrica di pesticidi uccideva e intossicava migliaia di persone. pochi aiuti, soccorsi scarsi, ricompense inesistenti per le vittime. e la settimana scorsa una sentenza beffa della corte indiana che condanna gli 8 ex capi della Union Carbide al pagamento di un&amp;#8217;ammenda e il carcere per soli due anni. non abbiamo proprio imparato nulla da bhopal? e disastri di questo tipo possono ancora accadere? ne abbiamo parlato con &lt;b&gt;bruna de marchi&lt;/b&gt;, sociologa e gi&amp;#224; coordinatrice del programma &lt;b&gt;emergenze di massa&lt;/b&gt; dell&amp;#8217;istituto di sociologia internazionale di gorizia. e a proposito di rischi industriali chimici, abbiamo buttato un occhio anche in italia. un recente documento ha valutato l&amp;#8217;impatto del cancerogeno benzopirene aerodisperso sui quartieri di taranto sottovento al complesso siderurgico dell&amp;#8217;ilva. ci ha raccontato i dati salienti, il coordinatore del rapporto e responsabile dell&amp;#8217;unit&amp;#224; operativa ARIA dell&amp;#8217;&lt;b&gt;arpa puglia&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;roberto giua&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;</description>

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    <pubDate>Tue,  1 Jun 2010 12:00:00 +0200</pubDate>
    <title>A dieta con i &quot;se&quot; e con i &quot;ma&quot;</title>
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    <itunes:subtitle>Lontano dal pensiero di una dieta come punizione e sofferenza &#232; il luogo dove ci porta M&#243;nica Katz, autrice del libro No dieta, pubblicato da Sironi Editore. E a parlare con noi del percorso seguito da questo medico argentino &#232; Gianna </itunes:subtitle>
    <itunes:summary>Lontano dal pensiero di una dieta come punizione e sofferenza &#232; il luogo dove ci porta M&#243;nica Katz, autrice del libro No dieta, pubblicato da Sironi Editore. E a parlare con noi del percorso seguito da questo medico argentino &#232; Gianna Ferretti, docente presso l&#8217;Istituto di Biochimica e della Scuola di Specializzazione in Scienze dell&#8217;Alimentazione dell&#8217;Universit&#224; Politecnica delle Marche. Quando il pensiero della dieta diventa un&#8217;ossessione, si possono innescare meccanismi patologici che alterano il comportamento nei confronti del cibo, come ci racconta Emilio Franzoni, direttore dell&#8217;Unit&#224; Operativa di neuropsichiatria infantile e del Centro dei disturbi del comportamento alimentare dell&#8217;Universit&#224; di Bologna. Ma allora se dobbiamo fare i conti con la nostra linea, di quale dieta bisogna parlare? &#232; Annalisa Maghetti, medico specialista in Scienze dell&#8217;Alimentazione, che ci orienta verso un possibile equilibrio da perseguire.</itunes:summary>

    <description>&lt;p&gt;Lontano dal pensiero di una dieta come punizione e sofferenza &amp;#232; il luogo dove ci porta M&amp;#243;nica Katz, autrice del libro &lt;b&gt;No dieta&lt;/b&gt;, pubblicato da Sironi Editore. E a parlare con noi del percorso seguito da questo medico argentino &amp;#232; &lt;b&gt;Gianna Ferretti&lt;/b&gt;, docente presso l&amp;#8217;Istituto di Biochimica e della Scuola di Specializzazione in Scienze dell&amp;#8217;Alimentazione dell&amp;#8217;Universit&amp;#224; Politecnica delle Marche. Quando il pensiero della dieta diventa un&amp;#8217;ossessione, si possono innescare meccanismi patologici che alterano il comportamento nei confronti del cibo, come ci racconta &lt;b&gt;Emilio Franzoni&lt;/b&gt;, direttore dell&amp;#8217;Unit&amp;#224; Operativa di neuropsichiatria infantile e del Centro dei disturbi del comportamento alimentare dell&amp;#8217;Universit&amp;#224; di Bologna. Ma allora se dobbiamo fare i conti con la nostra linea, di quale dieta bisogna parlare? &amp;#232; &lt;b&gt;Annalisa Maghetti&lt;/b&gt;, medico specialista in Scienze dell&amp;#8217;Alimentazione, che ci orienta verso un possibile equilibrio da perseguire.&lt;/p&gt;</description>

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    <pubDate>Tue, 18 May 2010 12:00:00 +0200</pubDate>
    <title>Tira fuori il neanderthal che c&#039;è in te</title>
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    <dc:creator>Angela Simone</dc:creator>
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    <itunes:subtitle>L&#8217;uomo di Neanderthal siamo noi. O almeno in piccola parte, visto che l&#8217;uomo moderno euroasiatico conserva tra l&#8217;1 e il 4 per cento del genoma di questo antico progenitore estinto circa 30000 anni fa, secondo un recente studio apparso </itunes:subtitle>
    <itunes:summary>L&#8217;uomo di Neanderthal siamo noi. O almeno in piccola parte, visto che l&#8217;uomo moderno euroasiatico conserva tra l&#8217;1 e il 4 per cento del genoma di questo antico progenitore estinto circa 30000 anni fa, secondo un recente studio apparso sull&#8217;importante rivista scientifica science che sta cambiando la storia dell&#8217;evoluzione umana. E forse anche quello della paleomedicina, come ci ha raccontato Davide Pettener, antropologo che si occupa di evoluzione umana presso l&#8217;Universit&#224; di Bologna. Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza tracce e fossili a disposizione. Ne abbiamo parlato con Maria Giovanna Belcastro, paleoantropologa sempre dell&#8217;Universit&#224; di Bologna.</itunes:summary>

    <description>&lt;p&gt;L&amp;#8217;uomo di Neanderthal siamo noi. O almeno in piccola parte, visto che l&amp;#8217;uomo moderno euroasiatico conserva tra l&amp;#8217;1 e il 4 per cento del genoma di questo antico progenitore estinto circa 30000 anni fa, secondo un recente studio apparso sull&amp;#8217;importante rivista scientifica &lt;b&gt;science&lt;/b&gt; che sta cambiando la storia dell&amp;#8217;evoluzione umana. E forse anche quello della paleomedicina, come ci ha raccontato &lt;b&gt;Davide Pettener&lt;/b&gt;, antropologo che si occupa di evoluzione umana presso l&amp;#8217;Universit&amp;#224; di Bologna. Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza tracce e fossili a disposizione. Ne abbiamo parlato con &lt;b&gt;Maria Giovanna Belcastro&lt;/b&gt;, paleoantropologa sempre dell&amp;#8217;Universit&amp;#224; di Bologna.&lt;/p&gt;</description>

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    <pubDate>Tue, 11 May 2010 12:00:00 +0200</pubDate>
    <title>Una prima conta dei danni</title>
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    <dc:creator>marco boscolo</dc:creator>
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    <itunes:subtitle>Dal 22 aprile il petrolio continua a sgorgare dal fondo dell&#8217;oceano in seguito all&#8217;incidente della piattaforma BP al largo delle coste della Louisiana. I primi tentativi di bloccare la fuoriuscita non sono andati a buon fine e i tempi di </itunes:subtitle>
    <itunes:summary>Dal 22 aprile il petrolio continua a sgorgare dal fondo dell&#8217;oceano in seguito all&#8217;incidente della piattaforma BP al largo delle coste della Louisiana. I primi tentativi di bloccare la fuoriuscita non sono andati a buon fine e i tempi di risoluzione si stanno allungando in modo preoccupante. Forse &#232; ancora presto, ma si pu&#242; cominciare a parlare di una conta dei danni. Lo facciamo con Fulvio Cerfolli, ecologo del Dipartimento di Ecologia e Sviluppo Economico Sostenibile dell&#8217;Universit&#224; della Tuscia, e Giulio De Leo, docente di Ecologia all&#8217;Universit&#224; di Parma. Importante &#232;, poi, cercare di capire come si potr&#224; muovere la macchia nera nel prossimo futuro. Ne parliamo con Giovanni Coppini, tecnologo del Gruppo Nazionale di Oceanografia Operativa (GNOO), presso la sede bolognese dell&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).</itunes:summary>

    <description>&lt;p&gt;Dal 22 aprile il petrolio continua a sgorgare dal fondo dell&amp;#8217;oceano in seguito all&amp;#8217;incidente della piattaforma BP al largo delle coste della Louisiana. I primi tentativi di bloccare la fuoriuscita non sono andati a buon fine e i tempi di risoluzione si stanno allungando in modo preoccupante. Forse &amp;#232; ancora presto, ma si pu&amp;#242; cominciare a parlare di una conta dei danni. Lo facciamo con &lt;b&gt;Fulvio Cerfolli&lt;/b&gt;, ecologo del Dipartimento di Ecologia e Sviluppo Economico Sostenibile dell&amp;#8217;Universit&amp;#224; della Tuscia, e &lt;b&gt;Giulio De Leo&lt;/b&gt;, docente di Ecologia all&amp;#8217;Universit&amp;#224; di Parma. Importante &amp;#232;, poi, cercare di capire come si potr&amp;#224; muovere la macchia nera nel prossimo futuro. Ne parliamo con &lt;b&gt;Giovanni Coppini&lt;/b&gt;, tecnologo del Gruppo Nazionale di Oceanografia Operativa (GNOO), presso la sede bolognese dell&amp;#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).&lt;/p&gt;</description>

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    <pubDate>Tue,  4 May 2010 12:00:00 +0200</pubDate>
    <title>Prendi l&#039;arte e mettila in mostra (con la scienza)</title>
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    <dc:creator>marco boscolo</dc:creator>
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    <itunes:subtitle>Spesso si dice che arte e scienza sono due mondi che non si parlano. Due mostre visibili a Bologna cercano di andare oltre questa (presunta) divisione. Informadisegno, che inauguara il 7 maggio allo spazio dell&#8217;Associazione Adiacenze, e </itunes:subtitle>
    <itunes:summary>Spesso si dice che arte e scienza sono due mondi che non si parlano. Due mostre visibili a Bologna cercano di andare oltre questa (presunta) divisione. Informadisegno, che inauguara il 7 maggio allo spazio dell&#8217;Associazione Adiacenze, e Antroposfera, visibile fino al 9 maggio alla Pinacoteca Nazionale. Abbiamo sentito Giovanni Carrada, divulgatore e comunicatore scientifico che ha curato Antroposfera e Daniela Tozzi, vicepresidente di Adiacenze. Il critico d&#8217;arte Philippe Daverio ci dice la sua su questo rapporto, ma Donato Ramani, coautore di Vietato non toccare (con Alessandra Drioli, Springer edizioni) non &#232; del tutto d&#8217;accordo.</itunes:summary>

    <description>&lt;p&gt;Spesso si dice che arte e scienza sono due mondi che non si parlano. Due mostre visibili a Bologna cercano di andare oltre questa (presunta) divisione. &lt;b&gt;Informadisegno&lt;/b&gt;, che inauguara il 7 maggio allo spazio dell&amp;#8217;Associazione Adiacenze, e &lt;b&gt;Antroposfera&lt;/b&gt;, visibile fino al 9 maggio alla Pinacoteca Nazionale. Abbiamo sentito &lt;b&gt;Giovanni Carrada&lt;/b&gt;, divulgatore e comunicatore scientifico che ha curato Antroposfera e &lt;b&gt;Daniela Tozzi&lt;/b&gt;, vicepresidente di Adiacenze. Il critico d&amp;#8217;arte &lt;b&gt;Philippe Daverio&lt;/b&gt; ci dice la sua su questo rapporto, ma &lt;b&gt;Donato Ramani&lt;/b&gt;, coautore di &lt;b&gt;Vietato non toccare&lt;/b&gt; (con Alessandra Drioli, Springer edizioni) non &amp;#232; del tutto d&amp;#8217;accordo.&lt;/p&gt;</description>

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    <pubDate>Tue, 27 Apr 2010 12:00:00 +0200</pubDate>
    <title>L&#039;innominabile vulcano</title>
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    <itunes:summary>Innominabile oppure no, se ai nostri microfoni Agnes Allansdottir, psicologa della comunicazione all&#8217;Universit&#224; di Siena, ci dice qual &#232; la corretta pronuncia di questo vulcano e ci racconta la percezione del rischio tra i suoi concittadini. Ma c&#8217;&#232; anche chi, come Myke Burton, vulcanologo dell&#8217;INGV di Pisa, inviato sul luogo, pu&#242; descrivere i dettagli dell&#8217;attivit&#224; vulcanica di questa terra di ghiaccio e di fuoco. E giorni di fuoco sono stati anche quelli successivi all&#8217;eruzione soprattutto per i cieli d&#8217;Europa: secondo una normativa europea, lo spazio aereo &#232; stato paralizzato per evitare possibili problemi tecnici agli aerei, come ci racconta Paolo Peronchi, ingegnere aeronautico dell&#8217;ENAC.</itunes:summary>

    <description>&lt;p&gt;Innominabile oppure no, se ai nostri microfoni &lt;b&gt;Agnes Allansdottir&lt;/b&gt;, psicologa della comunicazione all&amp;#8217;Universit&amp;#224; di Siena, ci dice qual &amp;#232; la corretta pronuncia di questo vulcano e ci racconta la percezione del rischio tra i suoi concittadini. Ma c&amp;#8217;&amp;#232; anche chi, come &lt;b&gt;Myke Burton&lt;/b&gt;, vulcanologo dell&amp;#8217;INGV di Pisa, inviato sul luogo, pu&amp;#242; descrivere i dettagli dell&amp;#8217;attivit&amp;#224; vulcanica di questa terra di ghiaccio e di fuoco. E giorni di fuoco sono stati anche quelli successivi all&amp;#8217;eruzione soprattutto per i cieli d&amp;#8217;Europa: secondo una normativa europea, lo spazio aereo &amp;#232; stato paralizzato per evitare possibili problemi tecnici agli aerei, come ci racconta &lt;b&gt;Paolo Peronchi&lt;/b&gt;, ingegnere aeronautico dell&amp;#8217;ENAC.&lt;/p&gt;</description>

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