Non chiamarmi terremoto

educare al rischio sismico


un audio-blog e una docu-fiction per ragionare insieme su quanto possano fare i cittadini e le cittadine, per ridurre il rischio sismico


L’Aquila, 6 aprile 2009 ore 3:32 del mattino. Un intenso terremoto devasta la città. Il centro storico crolla, così come numerose abitazioni, scuole e altri edifici anche nelle periferie e nei paesi della zona. Muoiono 309 persone. La popolazione finisce in gran parte in campi, hotel o sistemazioni provvisorie, talvolta a grande distanza dalla città quando non addirittura sulla costa abruzzese. Comincia un lungo e travagliato percorso di ricostruzione segnato dai progetti berlusconiani delle new town, dalle ripetute promesse spesso disattese di finanziamenti da parte dei vari governi in carica, dalle numerose e sofferte vicende giudiziarie. Anni dopo L’Aquila è ancora una città profondamente ferita, il centro è solo parzialmente riaperto, l’economia locale è ancora in grande stallo.

Nell’ottobre 2009, a pochi mesi dal terremoto, siamo andati a L’Aquila con Romano Camassi, sismologo dell’INGV di Bologna, con il quale formicablu collabora da anni all’interno del progetto EDURISK. Ed è così, parlando con insegnanti, famiglie e con un dirigente scolastico molto lungimirante, che sono nati due progetti: Vibrazioni e Non chiamarmi terremoto.

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Vibrazioni è un blog, o meglio un audio-blog, andato online ad aprile 2010, che raccoglie «voci e storie dall’Abruzzo che ha tremato». Il primo passo è stato quello di organizzare dei laboratori radiofonici con gli studenti di una scuola media, la Dante Alighieri. Una scuola che ha resistito bene al terremoto, grazie anche a una struttura nuova e ben costruita, di inizio anni ’90. I ragazzi hanno imparato a registrare e montare file audio con interviste e storie. Nell’arco di qualche settimana, Vibrazioni ha pubblicato più di 20 testimonianze, commenti, racconti del terremoto fatti direttamente dai ragazzi, dai loro nonni e genitori, dagli amici e dagli insegnanti. Il blog è ancora online come testimonianza e archivio dell’esperienza fatta.

Dal racconto orale alla narrazione in video il passaggio è stato breve e naturale. Prima del sisma avevamo in programma la produzione di un video per il progetto EDURISK. Ne abbiamo fatto uno che raccontasse come si vive quando «il progetto diventa la nostra vita», come ci ha detto una insegnante delle scuole aquilane.

Il trailer di Non chiamarmi terremoto (2010) su YouTube – formicablu

 
Non chiamarmi terrremoto è una docufiction, co-prodotta da formicablu e da Ethnos, che vuole aiutare il lavoro di prevenzione. Per arrivare, assieme agli studenti e studentesse, alle famiglie, ai docenti, alle persone che vivono e animano le comunità locali, a costruire un messaggio chiaro e corretto sia dal punto di vista scientifico che da quello dell’agire civico: ridurre i danni da terremoto è possibile.

La docu-fiction racconta la storia di Marta, 12 anni, che vive a L’Aquila dove tutti la conoscono con il soprannome Terremoto. Dopo la notte del 6 aprile 2009 nessuno riesce a chiamarla più così. Il terremoto l’ha trasformata e non solo nel nome. Un anno dopo l’evento, Marta e la sua classe si dedicano all’allestimento della mostra Tutti giù per terra (con il coordinamento della cooperativa Con un gioco) in occasione del primo anniversario del terremoto che ha colpito la sua città. Attraverso una serie di esperienze e di incontri, Marta si trasforma da ragazzina in giovane adulta diventando sempre più consapevole. Non si rassegna al fatalismo e alla paura, ma impara che quel rischio è una caratteristica di un territorio dove il terremoto, prima o poi, ritorna e che dal terremoto possiamo difenderci costruendo case sicure e preparandoci prima.

La docu-fiction è stata distribuita in dvd (con sottotitoli in diverse lingue) nelle scuole e a chi ne facesse richiesta, e caricata sui canali Vimeo e YouTube di formicablu con sottotitoli in inglese, francese, tedesco, spagnolo, sloveno, bulgaro e arabo.

La docu-fiction Non chiamarmi terremoto su YouTube – formicablu

 

Attraverso la tecnica narrativa propria della fiction, il nostro film racconta come si deve gestire il rischio dei terremoti su un territorio, come quello italiano, dove i terremoti sono la norma e non l’eccezione. Partendo dall’applicazione corretta e dal rispetto per le norme sismiche, conoscendo i comportamenti da attuare prima, durante e dopo l’emergenza, rispettando il diritto e la volontà dei cittadini consapevoli di conoscere quale sia la pericolosità sismica del proprio territorio, quale la gestione migliore per mitigare i danni, quale lo stato dell’arte degli edifici in cui vivono, lavorano, studiano milioni di persone.

Non chiamarmi terremoto è stato girato in gran parte a L’Aquila, grazie alla collaborazione e partecipazione di molte persone, oltre che degli studenti e della scuola Dante Alighieri, tra aprile e luglio 2010. Ha visto anche la partecipazione, sempre a titolo gratuito come per tutti i protagonisti, di alcuni artisti noti a livello nazionale che hanno voluto così mostrare concretamente il loro sostegno al progetto.

La prima di tante proiezioni l’abbiamo voluta fare l’8 ottobre del 2010, nei giorni della riapertura delle scuole, proprio a L’Aquila. Poi l’abbiamo portato a Bologna e in molte altre città, comuni, festival del cinema e documentario, dove ha vinto anche qualche premio. Le proiezioni continuano ancora oggi grazie all’interesse delle istituzioni che hanno sostenuto il progetto, INGV e Protezione Civile in primis, di molte associazioni locali e di alcuni ordini professionali che utilizzano il film nelle diverse attività formative in tanti luoghi diversi.

La pagina facebook di Non chiamarmi terremoto